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Il 2006 è ricco di esperimenti, nuove produzioni.
La prima produzione vede in scena Daniela Melis di Teatro Tragodìa
e Franco Siddi della Coop. Teatro Olata. Il titolo dello spettacolo:
I CORTI DI MEGA di V. Garau e D.
Melis, due storie originali e abbastanza surreali, con la regia di
Virginia Garau.
La prima, “BEATO TRA LE DONNE”,
parla degli uomini, anzi, di un uomo in particolare che crede di amare
le donne e di cedere loro il passo, e invece è il peggiore dei
maschilisti; la seconda, “L’ASCENSORE”,
le autrici l’hanno scritta per par-condicio, parla di una donna priva di
umanità, arida. La peculiarità dei I CORTI Di MEGA
(MEGA= acronimo di MElis e GArau) è che è un’opera a metà tra cinema e
teatro.
Le due discipline artistiche si compenetrano e si amalgamano in una
serie di spassosissimi flah-back tra video e palcoscenico. Per la regia
video Paolo Garau, giovane talento della stessa compagnia, già attore,
ma con una innata passione per la regia video, applauditissimo regista
alla “Prima Rassegna del Cinema Indipendente Sardo”
a Nuoro curato dall’Assoc. Cinematografica “JANAS”
col corto “TZIES ANGELS”.
Il 2006 è un anno di attività frenetica per il piccolo ma laborioso
teatro "LA FABBRICA DELLE GAZZOSE”,
tanti i laboratori in cantiere nonché le nuove produzioni della
compagnia, ma non solo, le mattinee, da Febbraio a Maggio, sono state
dedicate alle scuole di ogni ordine e grado con la rassegna
“Teatro Delle Bollicine”; per le scuole
fuori dal comune di residenza del teatro, la compagnia ha messo a
disposizione un pullman.
Nel mese di Aprile la Compagnia attraversa l’Oceano Atlantico e si vede
catapultata a New York esattamente a Broadway in piena
TIMES SQUARE al
“SAGE THEATER” nella Seventh Avenue. Un sogno!!
Il circolo Shardana di New York ci ha ospitato per una settimana durante
i festeggiamenti della “SETTIMANA SARDA NEL MONDO 2006”. E così, come
molti giornali hanno scritto, il più noto drammaturgo sardo, Antonio
Garau, sbarca nella grande mela con lo spettacolo
“CICCIU FRUSCHEDDA”
sempre attuale nelle sue tematiche, che ha divertito un pubblico di
sardi e non e che ha fatto accorrere nel piccolo teatro di trecento
posti anche una troup di
RAI INTERNATIONAL.
Proseguendo con le molteplici attività della compagnia si è attivato un
laboratorio teatrale per adulti, la risposta è stata immediata, quindici
partecipanti provenienti dai comuni limitrofi.
Il laboratorio prevedeva l’acquisizione delle tecniche recitative,
respirazione e espressione corporea, e un saggio finale con un opera di
Anton Checov
“Le Nozze”, rivista e riadattata sapientemente da Giuseppe Onnis dal titolo
“Un Invitato Particolare”, regia V. Garau: debutto 27 e
28 Maggio.
Un’altra produzione debutta nel piccolo teatro della compagnia
“La Notte
Porta Consiglio” di Giacomo Orrù e Francesco Serrenti, con la regia di
G. Orrù; due ragazzi “figli” del laboratorio permanente che la regista
Virginia Garau tiene oramai da 5 anni, e che ha “cresciuto”,
teatralmente parlando, a pane e a teatro, e che oggi stanno esternando
la loro passione anche attraverso la drammaturgia, e così una canzone di
Piero Marras (il figlio del re) diventa il pretesto per mettere in scena
una favola fatta di poesia e di tanti insegnamenti morali e sociali.
Altra produzione:
“POESIE D’APPENDERE” cullata dalla magia delle poesie
di Efisio Cadoni ora dolorose, ora giocose, ora colme di passione la
regista Virginia Garau ha diretto un recital magico e carico di
atmosfere felliniane, regalando al pubblico in sala momenti di autentica
gioia.
Ancora una produzione:
“Keta. Una volta all’anno è lecito impazzire” di
Davide Porru, regia Virginia Garau.
Il libro rivelazione dell’anno ( oltre 3000 copie vendute in 150 gg)
scritto da Davide Porru, edito da “La Riflessione”.
Ha debuttato il 09 e 10 Giugno e con questo spettacolo si è chiusa la
rassegna
“LIBERTA’ D’ESPRESSIONE”, rassegna ideata e curata dal Teatro Tragodia sotto il coordinamento del suo direttore artistico Virginia
Garau nonché regista della compagnia.
Davide Porru è stato allievo della Garau al Liceo Scientifico di San
Gavino dove per anni ha tenuto dei laboratori teatrali, e il suo libro
le è parso subito molto accattivante e degno di essere messo in scena.
Il libro pone in evidenza uno spaccato della piccola provincia (San
Gavino) che senza alcuna fatica potremmo scambiare per una qualsiasi
provincia americana, Jonathan, il protagonista, vive e soffre di quelle
ansie e quelle aspettative che si aspetta un individuo poco più che
adolescente affacciandosi alla soglia della vita, e parla senza timori
di debolezze, frustrazioni e problematiche legate alla sua età.
L’amore, il sesso, la droga, l’amicizia, la religione, il razzismo, il
calcio e la passione sfrenata per la birra fanno di questo “americano”
di San Gavino un piccolo fragile uomo dei nostri tempi.
La regia si muove sul filo di una demenziale comicità che nasconde in sé
il messaggio della comunicabilità e del difficile rapporto che a volte
si ha con la vita e con gli altri, temi ampliamente affrontati dal Porru
nel suo libro. Il nostro protagonista si muove tra il terreno giocoso
dell’adolescenza e la seriosità enfatica di un giovane uomo, il
protagonista, il quale deve assolutamente darsi delle regole.
Chiusa la rassegna
“LIBERTA D’ESPRESSIONE”, si attiva subito un
laboratorio di sperimentazione teatrale con l’inserimento di danze
popolari riviste, riadattate e coreografate dal maestro Jose Maccioni
accompagnato dai suoni e colori musicali di Nicola Melis, Daniele Porta
e le piccole percussioni di Aldo Minnai, il tutto diretto e coordinato
da Virginia Garau.
Un gruppo di 26 persone tra i quali i giovani allievi storici già
“BABY TRAGODIA” ora
“TRAGOYOUNG” che hanno scoperto attraverso il teatro la
bellezza e l’incanto delle Nostre danze cariche di simbolismi atavici e
ancestrali. Movenze sinuose e sensuali che invitano gli uomini
all’amore, virtuosismi e acrobazie aeree incantano e affascinano donne morbidosamente mediterranee.
Tutto il laboratorio è improntato sulla sperimentazione a partire dalla
musica, non la classica fisarmonica ma djembè, pietre, sabbia, cajon,
legni, conchiglie, persino chiodi inchiodati su una tavola così da
emettere l’armonia dei sei ottavi!!
Occorre un testo forte e di rottura, allora la regista Virginia Garau
scavando tra le profonde radici Sarde dalla tradizione, anzi della
medicina popolare, ha scovato un argia variopinta.
Un racconto di una donna di Uras che a differenza di altre mille
racconti di tarantolati, molto angosciosi e molto paurosi, è un racconto
quasi demenziale per la sua unicità, un ricordo di bambina che scopre un
argia, naturalmente “bagadìa”, ecco perché variopinta, molto leggero e
divertente.
Insomma un recupero della memoria storica non deve essere per forza un
mattone di simbolismi e nozioni sconosciute ai più, ma una cosa anche
divertente oltre che culturale, i bambini imparano giocando, o no?!!
Il titolo del testo
“S’ARGIA PINTA PINTA” di Onnis Giuseppe, regia
Virginia Garau.
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